msf.navigation.breadcrumb_title
- Home
- Comunicati stampa
- msf.navigation.breadcrumb_current_page:Gaza, MSF: “Blocco israeliano...
Gaza, MSF: “Blocco israeliano delle forniture essenziali, migliaia di vite a rischio"
Palestine 4 min
In alcune strutture, a MSF resta a malapena olio motore sufficiente per un mese, e alcune delle apparecchiature stanno già risentendo delle carenze. MSF è costretta a cercare scorte sul mercato locale, a prezzi esorbitanti. La disponibilità di olio motore è così limitata che, negli ultimi 6 mesi, il suo prezzo è aumentato di 20 volte. Alla fine di luglio aveva superato i 1.300 dollari al litro. Non sono garantite né la qualità né la disponibilità del prodotto.
Il 5 agosto, uno dei generatori dell’ospedale da campo di MSF a Deir Al Balah si è guastato. Le équipe, costrette a fare affidamento su un generatore di riserva più piccolo, hanno dovuto razionare drasticamente l’elettricità e hanno potuto tenere in funzione la sala operatoria solo per le persone in condizioni più critiche; gli infermieri non hanno potuto sterilizzare le apparecchiature essenziali, i servizi di radiografia si sono fermati e le persone con ustioni hanno sofferto per il caldo estremo senza aria condizionata.
Quello a cui stiamo assistendo a Gaza non è una serie di carenze isolate, ma una politica di logoramento deliberata. Da più di 2 anni osserviamo come le politiche di Israele ostacolino l’ingresso delle forniture. Queste politiche non si limitano a ritardare gli aiuti; smantellano i sistemi stessi dai quali le persone dipendono per sopravvivere
“Oggi si tratta di olio motore e pezzi di ricambio. Domani sarà qualcos’altro” afferma Ribeiro di MSF. “Gli articoli cambiano, ma la logica rimane la stessa: ridurre le persone a condizioni in cui la vita diventa insostenibile, in cui la dignità viene sistematicamente sottratta attraverso la negazione dei beni più ordinari e più essenziali. Questa non è burocrazia. È uno sforzo deliberato per rendere impossibile la stessa esistenza”.
A Gaza, la maggior parte dell’elettricità è stata interrotta dalle autorità israeliane e gran parte delle infrastrutture elettriche è stata distrutta. Gli ospedali e gli altri servizi essenziali dipendono ormai quasi interamente dai generatori. Senza olio motore e pezzi di ricambio, questi generatori si guastano sempre più frequentemente. Se i generatori smettono di funzionare, non esistono fonti di energia alternative, come pannelli solari o apparecchiature sostitutive. Anche i nuovi generatori e i nuovi veicoli sono stati bloccati dalle autorità israeliane.
Quando i generatori si guastano, gli ospedali sono a rischio. I neonati nelle incubatrici, le persone che dipendono dai generatori di ossigeno o quelle che necessitano di interventi chirurgici salvavita ne soffrono le conseguenze.
Il blocco dell’olio motore e dei pezzi di ricambio non è un fenomeno isolato, ma fa parte di un quadro più ampio di restrizioni imposte nel contesto del genocidio perpetrato da Israele, attraverso l’uso della violenza strutturale per limitare intenzionalmente l’accesso a servizi e forniture essenziali. Il solo ingresso di olio motore e pezzi di ricambio non sarà sufficiente a migliorare la vita delle persone a Gaza. Israele deve revocare immediatamente il blocco e consentire l’ingresso continuativo e senza ostacoli di tutte le forniture mediche, umanitarie e commerciali necessarie per rispondere agli enormi bisogni della popolazione.
Le conseguenze vanno ben oltre gli ospedali. Attualmente, l’accesso delle persone all’acqua potabile dipende dalle autocisterne che trasportano l’acqua nelle aree in cui la popolazione ha trovato riparo. Un’indagine condotta a luglio dalle organizzazioni che monitorano l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari ha rilevato che il 90% delle famiglie vive una situazione di insicurezza idrica da moderata ad alta.
Senza olio motore, tutti i trasporti rischiano di fermarsi, comprese le autocisterne indispensabili per rifornire d’acqua la popolazione nel pieno del caldo estivo, le ambulanze, gli autobus che consentono al personale sanitario di raggiungere il lavoro e i camion che trasportano le forniture umanitarie. Anche panifici e mulini per la farina dipendono dai generatori, con il rischio che la produzione alimentare venga ulteriormente compromessa.
Uno dei generatori dell’impianto di desalinizzazione dell’acqua di MSF è già danneggiato a causa della mancanza di olio motore e di pezzi di ricambio per sostituire quelli guasti. A giugno MSF ha dovuto iniziare a ridurne l’utilizzo da 12 a 7 ore al giorno, con una conseguente diminuzione della produzione di acqua potabile da 600.000 a 350.000 litri al giorno. Questo significa che ogni giorno oltre 40.000 persone in meno possono ricevere acqua.
Le restrizioni di Israele sono diventate sempre più estese, impedendo l’ingresso non solo di generatori e veicoli, ma anche di articoli di uso comune, dalle pomate per le malattie della pelle alle guarnizioni in gomma necessarie per le macchine utilizzate per pulire le apparecchiature mediche. Le carenze riguardano ormai praticamente ogni aspetto della vita a Gaza, lasciando ospedali e organizzazioni umanitarie senza forniture di base.