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© iAko M. Randrianarivelo/Mira Photo

Ciad orientale: indagare sugli abusi e rafforzare la prevenzione

A fine 2024 ci sono state segnalate delle gravi accuse di comportamenti riprovevoli riguardanti alcuni collaboratori MSF in Ciad orientale. Abbiamo risposto tempestivamente e mobilitato diverse équipe con l’incarico di rilevare proattivamente eventuali casi e condurre delle indagini. Dopo otto mesi di inchieste approfondite, nel 2025 18 membri del personale sono stati licenziati ed esclusi da ogni collaborazione futura con MSF.

Aggiornamento del 28 ottobre 2026: la nostra collaborazione con la DSC 

Abbiamo messo al corrente di tali inchieste anche la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) – che sostiene finanziariamente i progetti condotti da MSF in Ciad – e siamo rimasti regolarmente in contatto con tale ufficio federale nel corso degli otto mesi in cui si sono protratte. 

Sebbene abbiamo fornito informazioni sull’avanzamento e i progressi delle indagini in occasione delle riunioni a Berna e in Ciad, avremmo dovuto comunicare con maggiore proattività la reale entità dei casi confermati e dei conseguenti licenziamenti, come riportato da diversi media. 

Da giugno 2026, abbiamo fornito alla DSC tutte le informazioni, le analisi e le relazioni dettagliate che ci sono state richieste, oltre a elementi aggiuntivi riguardo ai casi segnalati e alle conseguenti misure adottate. La DSC ci comunicherà le prossime tappe una volta terminata la propria valutazione interna. 

Ci assumiamo l’intera responsabilità di tale negligenza. Continuiamo ad adoperarci per garantire una totale trasparenza e per farci pienamente ed interamente carico della responsabilità sui casi di abusi perpetrati in Ciad. 

MSF non tollera alcun abuso, né altra forma di comportamento riprovevole. La protezione delle persone alle quali prestiamo aiuto è la nostra priorità assoluta. Siamo consapevoli della sofferenza che hanno subito pazienti, colleghe e colleghi vittime di abuso. Esprimiamo il nostro sincero rammarico per non aver potuto garantire la loro sicurezza, e porgiamo le nostre scuse più sincere. Lo sfruttamento sessuale, gli abusi e le molestie sono totalmente incompatibili con i principi, i valori e gli obblighi di protezione di MSF. Abbiamo tratto le conseguenze del caso e adottato misure concrete volte a una migliore prevenzione di abusi e comportamenti riprovevoli e al rinforzo dei nostri meccanismi di protezione. 

Nell’articolo seguente, pubblicato sul nostro sito web il 1° settembre, illustriamo le misure adottate nel Ciad orientale dal 2025 e il sostegno che abbiamo fornito alle persone che hanno subito gli abusi.

Protezione delle persone vulnerabili in un contesto di emergenza umanitaria 

MSF si impegna a garantire un ambiente privo di ogni forma di abuso, in particolare sfruttamento e molestie.  

Il termine «protezione» adottato nel testo fa riferimento alle misure da noi messe in atto al fine di prevenire, rilevare e contrastare gli abusi. MSF si impegna a garantire un ambiente privo di ogni forma di abuso, in particolare sfruttamento e molestie.  

Le misure di protezione che abbiamo adottato e che continuiamo ad applicare nei nostri progetti e nei nostri uffici mirano a creare un ambiente sicuro, degno e rispettoso per pazienti, comunità e personale.  

Inchiesta sugli abusi in un contesto di emergenza umanitaria 

MSF opera in Ciad dal 1981, in risposta a numerose crisi umanitarie in un Paese che prima della guerra del Sudan accoglieva già circa un milione di persone rifugiate e sfollate.  

Dopo lo scoppio della guerra nel vicino Sudan in aprile 2023, altre 900 000 persone rifugiate sono fuggite verso una regione dalle risorse estremamente limitate, generando un urgente bisogno di cure mediche, rifugi, cibo, acqua e strutture sanitarie. Di fronte al costante afflusso di persone che varcavano la frontiera, campi e strutture mediche esistenti si sono rapidamente saturati.  

Ai picchi di violenza in Sudan hanno fatto seguito ondate successive di persone rifugiate e ferite. Ad esempio, a metà del 2023 ogni giorno arrivavano 2000 persone rifugiate. In un periodo particolarmente intenso a giugno 2023, in soli tre giorni nelle strutture MSF del Ciad orientale sono giunte 850 persone ferite, di cui quasi 400 solo il 16 giugno.  

Di fronte alla rapidità e alla portata della crisi, MSF ha dovuto ampliare tempestivamente i propri programmi, assumendo un gran numero di nuovi collaboratori e collaboratrici. Nel 2025 impiegavamo 2446 persone e fornivamo un’assistenza medica e umanitaria fondamentale, in particolare 586 900 consulenze esterne, 979 600 vaccinazioni e la distribuzione di 362 milioni di litri di acqua trattata con cloro nel corso di tutto l’anno.  

Alla fine del 2024 un’inchiesta mediatica ha sollevato l’attenzione di MSF su accuse di sfruttamento sessuale, abusi e molestie legate a delle attività umanitarie in Ciad orientale, di cui tre accuse specifiche riguardavano persone che lavoravano per MSF.  

In seguito a tali rivelazioni abbiamo aperto delle inchieste e incaricato dei professionisti formati per fare luce sui fatti, consentire a MSF di offrire sostegno alle vittime, adottare misure disciplinari contro gli autori degli abusi e prendere provvedimenti per ridurre i rischi di recidiva. Anche se l’indagine sulle segnalazioni specifiche che ci pervengono costituisce una prassi comune per MSF, in questo caso specifico abbiamo deciso di condurre gli accertamenti su tutte le zone in cui siamo attivi con i nostri progetti nel Ciad orientale, per tracciare un quadro più completo dei soprusi e identificare il maggior numero possibile di vittime e responsabili di tali atti.  

Le conclusioni qui pubblicate riassumono l’indagine e i provvedimenti adottati. Esse non costituiscono una riproduzione dei fascicoli d’inchiesta iniziali, né delle informazioni dettagliate sui casi. Questa precauzione è necessaria per proteggere la privacy e la sicurezza delle persone coinvolte, in particolare persone colpite e testimoni, e per evitare di divulgare informazioni che consentano di risalire a individui o luoghi ben precisi.  

I risultati delle nostre indagini 

Nel corso di otto mesi, 16 inquirenti hanno esaminato 59 accuse riguardanti persone operanti nell’ambito delle attività sostenute da MSF o a esse legate, in particolare dipendenti, manodopera giornaliera o fornitori. Gran parte di tali accuse verteva su sfruttamento, abusi e molestie sessuali.  

Rispecchiando diseguaglianze sociali e squilibri di potere più vasti, in particolare in termini di genere, le vittime degli abusi, in particolare di natura sessuale, erano prevalentemente donne, mentre tutti gli autori identificati erano uomini. Dalle nostre indagini è emerso che gli abusi e i comportamenti inappropriati si verificavano spesso in contesti di notevole squilibrio di potere, in particolare tra le persone in posizione di autorità e quelle che ne avevano meno, nonché tra gli operatori umanitari e le popolazioni che avrebbero dovuto aiutare.  

Ogni accusa è stata sottoposta a un esame accurato. Se alcune sono state corroborate, in altri casi non è stata possibile una verifica completa, in particolare in caso di impossibilità di identificare o localizzare persone sopravvissute e autori presunti in quanto avevano abbandonato i grandi campi profughi del Ciad orientale.  

È stato possibile identificare solo un numero limitato di vittime. Alle persone individuate è stata sistematicamente proposta un’assistenza medica e psicologica, anche se i timori legati alla riservatezza, al giudizio o alle rappresaglie hanno influito sul loro senso di sicurezza riguardo all’accesso a questi servizi.  

Nei casi in cui sono stati identificati degli autori e si sono accertate colpe gravi, sono state comminate delle sanzioni. Diciotto membri del personale sono stati licenziati ed esclusi definitivamente da qualsiasi attività all’interno di MSF. In seguito alle nostre indagini abbiamo anche rescisso un contratto con un fornitore di servizi.  

Al di là dei singoli casi, dalle inchieste condotte sono emerse importanti lacune nell’attuazione delle misure di protezione esistenti nell’ambito dei nostri programmi.  

In un periodo di rapida espansione delle nostre attività, le pratiche locali di assunzione, integrazione e inquadramento non ci hanno consentito di garantire sistematicamente la comprensione e il rispetto dei principi di comportamento di MSF da parte di tutti i membri del personale. Le valutazioni dei rischi legati alla protezione, che contribuiscono a ridurre il pericolo di abusi, non sono state condotte in modo sistematico. Un gran numero di pazienti, collaboratrici, collaboratori e membri della comunità non sapevano come segnalare gli abusi in modo sicuro e nel rispetto della riservatezza.  

Tali rischi sono stati ulteriormente aggravati dal contesto di emergenza umanitaria. I conflitti, lo sfollamento della popolazione, la precarietà e la dipendenza dagli aiuti umanitari hanno instaurato pesanti squilibri di potere. Se tali rischi sono inevitabili, possiamo e dobbiamo però attribuire maggiore attenzione alla prevenzione e alla lotta agli abusi in tali contesti di emergenza. 

Rafforzamento delle misure di protezione nel Ciad orientale  

Le nostre indagini nel Ciad orientale hanno innescato dei cambiamenti immediati della modalità con cui preveniamo, rileviamo e rispondiamo agli abusi e ai comportamenti riprovevoli.  

Prevenzione degli abusi  

Abbiamo rafforzato le pratiche locali di assunzione, integrazione e formazione continua, sia a livello individuale che per le équipe, per garantire che tutte le persone operanti al servizio di MSF comprendano le regole e le norme di comportamento previste, gli atteggiamenti giudicati inaccettabili e le possibili conseguenze.  

In Ciad la protezione delle persone vulnerabili è integrata in ogni fase dell’assunzione e della gestione del personale, in particolare mediante offerte di lavoro, colloqui, integrazione e follow-up. Ad esempio in alcuni progetti in fase di colloquio poniamo delle domande basate su scenari per valutare la comprensione dei candidati in materia di prevenzione degli abusi e la loro reazione di fronte a un comportamento inappropriato. Queste pratiche sono in costante evoluzione, con una maggiore attenzione rivolta alla sensibilizzazione e alle responsabilità in materia di protezione delle persone vulnerabili per i diversi ruoli, in particolare quelli che comportano un contatto diretto con i pazienti e le pazienti.  

Le équipe hanno condotto delle valutazioni dei rischi per identificare le situazioni in cui le persone potrebbero essere esposte a un maggior pericolo di abusi, consentendo così l’adozione di misure preventive. In particolare si tratta di adeguare i meccanismi di segnalazione, di ripensare attività, servizi e programmi e sensibilizzare maggiormente agli abusi e ai meccanismi di segnalazione le persone più restie a esternare i loro timori.  

Abbiamo rafforzato il supporto locale in materia di protezione per lavorare più sistematicamente accanto alle nostre équipe nel Ciad orientale, aiutandole a integrare la protezione nella loro attività e nei nostri programmi nonché a identificare, prevenire e reagire ai rischi emergenti.  

Miglioramento dei metodi di rilevazione e segnalazione 

In stretta collaborazione con pazienti, associazioni di donne e responsabili delle comunità, abbiamo rafforzato la sensibilizzazione verso abusi e comportamenti inappropriati, fornendo informazioni sulle modalità per segnalare le situazioni preoccupanti in piena sicurezza e riservatezza.  

In alcuni nostri progetti nel Ciad orientale abbiamo organizzato gruppi di discussione con le comunità per identificare i meccanismi di segnalazione più sicuri e facili da utilizzare a loro giudizio. In seguito ai feedback ricevuti abbiamo instaurato la figura del «Patient Liaison Officer», incaricata di dialogare regolarmente con i pazienti e le pazienti negli ospedali, nei centri sanitari e nelle comunità per spiegare quali comportamenti sono considerati inaccettabili e come segnalare eventuali problemi, ma anche di raccogliere testimonianze dirette sulla loro esperienza con MSF: mantenendo questa comunicazione aperta contribuiamo a creare uno spazio di fiducia in cui le persone sono libere di esprimersi e consentiamo alle équipe di identificare i problemi ancor prima che essi si verifichino.  

Inoltre ci impegniamo ad aumentare la partecipazione femminile nei nostri programmi, in particolare nell’ambito della salute materna e infantile, perché sappiamo che in alcuni casi pazienti e membri del personale hanno meno difficoltà a segnalare eventuali abusi a delle donne.  

Questi cambiamenti non sono finalizzati solo ad agevolare la segnalazione dei soprusi, ma anche ad aiutare MSF a identificare le situazioni preoccupanti ancora prima che abbiano luogo, o comunque quanto prima, per porvi rimedio.  

Sostegno alle persone coinvolte 

Siamo consapevoli che nel Ciad orientale è stato offerto un sostegno limitato alle persone coinvolte. È necessario compiere maggiori sforzi per instaurare un dialogo proattivo con loro, comprenderne bisogni e preferenze individuali e identificare le forme di assistenza più adatte, indipendentemente da ciò che può fornire direttamente MSF.  

Spesso chi ha subito le aggressioni deve affrontare notevoli ostacoli che impediscono di accedere a questo tipo di supporto, a volte ancora più difficili da sormontare nelle zone in cui operiamo. Queste persone possono essere oggetto di una forte stigmatizzazione e subire delle conseguenze se testimoniano; i servizi adatti e specifici per le vittime possono essere limitati, di difficile accesso, poco conosciuti o non riscuotere fiducia; in particolare le donne possono dover far fronte a ostacoli pratici, come le responsabilità familiari che rendono difficile cercare o ottenere supporto; inoltre le persone possono temere rappresaglie o assenza di riservatezza.  

A maggior ragione è importante impegnarsi per la prevenzione, prima ancora che si verifichino gli abusi, parallelamente al rilevamento attivo dei casi. Consulenze e confronti regolari con pazienti, comunità e colleghi e colleghe sono parte integrante di questo lavoro. Creando spazi sicuri in cui le persone possano esprimersi in piena fiducia riusciamo meglio a identificare precocemente i problemi, intervenendo ancor prima che si verifichino gli abusi. Ci impegniamo a rafforzare il supporto fornito alle persone sopravvissute e a far sapere che è possibile chiedere aiuto senza temere rappresaglie da parte di MSF, né la perdita dell’accesso all’aiuto umanitario. 

Le sfide che restano  

Una sfida fondamentale per il settore umanitario, e per la società in generale, è data dal fatto che troppo spesso gli abusi non vengono denunciati. 

Un aumento delle segnalazioni può significare che più persone interessate abbiano il coraggio di parlare, mentre un numero esiguo non significa necessariamente che non vi siano problemi. Alcune persone possono anche temere che segnalando gli abusi potrebbero subire ripercussioni nell’accesso all’aiuto umanitario, o comunque che non ne scaturirebbero azioni concrete. Questi ostacoli rientrano tra i motivi per cui può risultare difficile individuare gli abusi, e per cui dobbiamo prima di tutto rafforzare la fiducia nei sistemi di segnalazione.  

Nel Ciad orientale, come in molti altri contesti, dai confronti con le persone responsabili locali è emerso quanto gli abusi sessuali e i problemi a essi legati costituiscano un tema sensibile, o persino tabù, e il fatto che chi è oggetto di tali abusi possa esitare a parlarne con soggetti esterni alla comunità. Anche la mancanza di fiducia nei meccanismi giuridici può incidere: spesso alle segnalazioni di abusi non fanno seguito risultati positivi, per cui questa percezione si estende anche ad altri canali di segnalazione, come quelli istituiti da MSF.  

Tutto questo spiega i motivi per cui per una protezione efficace non sono sufficienti solidi meccanismi di prevenzione e segnalazione, ma serve anche comprendere rischi, comportamenti e percezioni specifici a ogni contesto, dialogare e confrontarsi con i vari membri della comunità e adeguare il nostro approccio di conseguenza. Per creare fiducia dobbiamo dimostrare a pazienti, comunità e personale che le segnalazioni vengono recepite, prese sul serio e si traducono in azioni concrete. 

Rafforzamento della protezione all’interno di MSF  

Le conclusioni dell’indagine nel Ciad orientale hanno determinato anche dei cambiamenti all’interno di MSF. Lo scorso anno abbiamo rafforzato i nostri processi di controllo globale per impedire che le persone che si sono macchiate di abusi o altre colpe gravi vengano trasferite ad altri progetti MSF o assunte in altri ruoli all’interno dell’organizzazione. Abbiamo rafforzato il processo di assunzione, integrazione e inquadramento e aumentato il numero di esperti e inquirenti in materia di protezione a disposizione per sostenere le équipe dei vari Paesi.  

Siamo consapevoli che il solo rafforzamento delle politiche e dei sistemi di protezione non dimostra di per sé alcun successo. Quello che conta è la loro capacità di creare ambienti più sicuri, di rafforzare la fiducia nei meccanismi di segnalazione e migliorare il sostegno alle vittime. Continueremo a valutare ciò che funziona, a colmare le lacune e riferire pubblicamente abusi ed errori nell’ambito del nostro rapporto annuale sulla promozione di un ambiente di lavoro libero da molestie, sfruttamento e abusi. 

Questo lavoro non si ferma alle indagini condotte nel Ciad orientale. Abusi ed errori possono verificarsi ovunque, ma i rischi possono acuirsi in presenza di importanti squilibri di potere. Abbiamo la responsabilità di fare il possibile per ridurre tali rischi, creare degli ambienti in cui le persone si sentano al sicuro nel segnalare le loro preoccupazioni, sostenere chi è stato oggetto di soprusi e agire con fermezza in caso di abusi. Ci impegniamo a dare seguito a ogni segnalazione, a chiamare a rispondere le persone colpevoli e a imparare da ogni caso per rafforzare i nostri metodi di prevenzione, rilevamento e risposta agli abusi e ai comportamenti sbagliati, in tutti i luoghi in cui operiamo.