Tentes abandonnées au camp d'Al Hol la veille de sa fermeture définitive.
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Tentes abandonnées au camp d'Al Hol la veille de sa fermeture définitive.
© Barbara Hessel

Siria : Dopo anni di detenzione, le persone che risiedevano ad Al Hol affrontano un futuro incerto

Medici Senza Frontiere (MSF) esprime forte preoccupazione per la modalità improvvisa e non coordinata in cui il campo di detenzione di Al Hol è stato chiuso dal governo siriano. La chiusura improvvisa del campo il 22 febbraio, e il caos che l’ha preceduta, hanno esposto migliaia di persone, tra cui bambini e persone con patologie croniche, a maggiori rischi per la loro incolumità e a un ridotto accesso all’assistenza sanitaria.

Al massimo della sua popolazione, nel 2019, nel campo di Al Hol erano detenute più di 76.000 persone, la maggior parte delle quali erano donne e bambini. Il campo era diviso in 2 aree: una per i cittadini siriani e iracheni, l’altra per le persone provenienti da altri paesi. Nel gennaio 2026, a seguito di diversi rimpatri, in particolare verso l’Iraq, la popolazione era scesa a circa 23.000 persone. Quando il controllo del campo è passato dalle Forze Democratiche Siriane al governo siriano, la popolazione è diminuita drasticamente, in una fase di transizione e insicurezza in cui sono stati segnalati casi di persone in fuga e fatte uscire clandestinamente dal campo. Nella settimana precedente alla chiusura, i residenti sono stati trasferiti nel campo di Aq Burhan ad Akhtarin, nel nord di Aleppo, mentre alcune famiglie sono tornate direttamente nelle loro zone di origine.  

Abbiamo parlato con diverse persone e famiglie, alcune delle quali avevano atteso più di 14 ore per partire, mentre altri stavano ancora cercando di recuperare i propri effetti personali. La mancanza di chiarezza sulla chiusura del campo ha generato preoccupazioni, ma allo stesso tempo tutte le persone con cui ho parlato guardavano al futuro con speranza.

Barbara Hessel, responsabile dei programmi di MSF nel nord-est della Siria.

Nel campo di Aq Burhan sono state segnalate gravi carenze nei servizi medico-sanitari, nell’assistenza e nella sicurezza. MSF è particolarmente preoccupata perché il trasferimento caotico potrebbe esporre donne e bambini a un rischio maggiore di violenza, sfruttamento e ulteriori sfollamenti. 

Quando le persone hanno lasciato Al Hol, le emozioni erano contrastanti. “Alcuni erano sollevati, altri confusi e altri ancora arrabbiati perché venivano trasferiti in un altro campo invece che tornare a casa, ma quasi tutti portavano con sé anni di stanchezza” racconta Barbara Hessel. Un residente ha detto a MSF che sperava che il nuovo campo avesse almeno degli alberi e qualche spazio verde, perché Al Hol sembrava “un luogo morto”

“Dopo 7 anni ad Al Hol, molte persone non hanno chiesto dove sarebbero andate, erano semplicemente grate di potersene andare” aggiunge Hessel di MSF

Durante l’intero periodo di transizione, l’accesso all’assistenza sanitaria per le persone nel campo è stato gravemente compromesso. Molte organizzazioni umanitarie sono state costrette a sospendere le attività a causa dell’insicurezza e del passaggio di controllo dell’area

Nonostante queste difficoltà, MSF è rimasta una delle poche organizzazioni a garantire assistenza sanitaria e accesso all’acqua potabile nel campo fino all’ultimo giorno prima della chiusura. I team di MSF hanno continuato a gestire l’impianto di trattamento dell’acqua potabile, che riforniva sia il campo principale che l’area annessa, e hanno mantenuto attivi i servizi di assistenza sanitaria di base il più a lungo possibile, dando priorità alla continuità delle cure per le persone affette da malattie non trasmissibili. Ai pazienti già inseriti nei programmi di cura di MSF sono state garantite scorte di farmaci per un periodo prolungato, e anche ai nuovi pazienti sono state consegnate le scorte necessarie per ridurre il rischio di interruzione delle terapie.  

Quando abbiamo fornito ai pazienti con malattie croniche una scorta di farmaci per 3 mesi, abbiamo notato un immediato sollievo, soprattutto tra coloro che non erano precedentemente inseriti nei nostri programmi.

Membro dello staff di MSF.

Tuttavia, molti pazienti non sono stati rintracciati. Prima della presa del potere da parte del governo siriano, MSF stimava che 347 persone fossero inserite nei programmi per le malattie non trasmissibili, ma di molte di queste si sono persi i contatti durante il periodo di transizione.

Durante gli anni di attività ad Al Hol, MSF ha assistito direttamente e documentato l'abbandono e la violenza inflitti ai residenti del campoLe persone, compresi i bambini, sono state costantemente trattate come una minaccia alla sicurezza piuttosto che come individui con diritti e bisogni. Per alcuni, il campo di Al Hol ha rappresentato un luogo di coercizione, sfruttamento e abusi, riflettendo una realtà molto più complessa di quanto spesso si riconosca. 

Per 7 anni, la comunità internazionale ha sostenuto un sistema di confinamento a tempo indefinito nel deserto della Siria nord-orientale, giustificato in nome della sicurezza. L'improvvisa chiusura del campo, senza un piano chiaro e basato sui diritti per il futuro dei residenti, sottolinea la natura arbitraria sia della loro detenzione prolungata che del loro rilascio. Rivela inoltre il fallimento continuo, negli ultimi 7 anni, nel rispondere ai loro bisogni umanitari di base o nel porre fine alla loro condizione di limbo giuridico.

Stephen MacKay, responsabile operativo dei programmi di MSF in Siria.

MSF chiede alle autorità siriane e agli attori internazionali di garantire l’accesso ininterrotto all’assistenza sanitaria essenziale per tutte le persone trasferite dal campo di Al Hol, assicurando anche la continuità delle cure per le malattie non trasmissibili. MSF invita inoltre le autorità a mantenere il loro impegno a fornire documenti legali ai cittadini siriani, consentendo loro di ricostruire le proprie vite.  

MSF è preoccupata per la sorte dei cittadini stranieri che in precedenza risiedevano ad Al Hol e molti dei quali erano stati curati dai team medici dell’organizzazione. Quest’ultima invita inoltre tutti i governi competenti a rafforzare le misure di protezione, in particolare per le donne e i bambini, al fine di proteggerli da violenze, sfruttamento e abusi e di facilitare il loro rimpatrio volontario.